mercoledì 18 gennaio, 2017
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Silvio Berlusconi, il suo vero piano: chiede il voto anticipato, ma…

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Silvio Berlusconi, il suo vero piano: chiede il voto anticipato, ma…

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Silvio Berlusconi rimane ad Arcore. In totale relax, come gli hanno prescritto al San Raffaele. L’attivismo delle ultime settimane ha fatto riaffiorare i problemi fisici del Cavaliere. Dopo l’intervento gli avevano detto di smettere con la politica. Poi lo staff medico guidato da Alberto Zangrillo, visto che il paziente reagiva bene, ha allentato la presa, ma il presidente di Forza Italia non si deve affaticare troppo.

Così l’ex premier rientrerà a Roma solo nella tarda mattinata di domani, il tempo strettamente necessario per preparare la visita al Colle in delegazione con Fi. La consultazione degli azzurri è uno degli appuntamenti clou della giornata. Sapere come intendono regolarsi gli azzurri non è secondario per Sergio Mattarella, impegnato a dipanare la prima crisi di governo del suo settennato. La linea di Forza Italia non cambia. Berlusconi e i suoi dicono no a un Renzi bis, no a un governo di larghe intese, e chiedono subito un tavolo per cambiare l’Italicum e per procedere rapidamente allo scioglimento delle Camere. Inutile negare, però, che ci sia dibattito all’interno del partito.

L’altro giorno, durante l’assemblea dei deputati, c’è chi ha sostenuto la convenienza di un’adesione a un governo bipartisan. È già avvenuto ai tempi di Enrico Letta. E potrebbe succedere di nuovo dopo le elezioni se nessuno dei poli dovesse avere una maggioranza limpida. Il tema, insomma, non scandalizza Berlusconi. Che tuttavia tiene le carte coperte. I vantaggi per l’uomo di Arcore potrebbero essere tre. Allontanare il ritorno alle urne significa rendere più ardua la rivincita renziana. Se Matteo si muove in fretta, può tenere unito il partito e regolare i conti con la minoranza interna.

Escludendola dalle liste. Se passa un anno, campa cavallo: Renzi finisce nella palude. Liberarsi di lui non conviene solo ai suoi avversari interni, ma anche a Berlusconi. L’ex sindaco di Firenze è l’avversario più temibile per Silvio perché può fregargli voti al centro. Lo ha già fatto alle ultime Europee. Pertanto la riedizione del “patto della crostata” stavolta avrebbe come obiettivo quello di fare marmellata delle ambizioni dell’uomo di Rignano. Le voci, durante la giornata, corrono così tanto che in serata Dario Franceschini sente il bisogno di esorcizzarle con una battuta: «Non posso parlare, sono ad Arcore a chiudere l’accordo con Silvio…».

Altro argomento seducente agli occhi del Cav è il tempo. Mandare avanti la legislatura risponde a un interesse personale di Berlusconi, in attesa che la Corte europea dei diritti dell’uomo annulli la condanna per frode fiscale, restituendo il leader di Forza Italia alla politica attiva. In assenza di novità, Silvio è fuori dai giochi. Rischia di dover assecondare la destra sovranista (che chiede le primarie), rinunciando alla possibilità di fare lui il nome del suo successore.

Terzo argomento, ma non ultimo: aiutare Mattarella a uscire da questa crisi con un nuovo governo dotato di ampia base parlamentare significa avere un credito con il Quirinale. Silvio, scottato dalle esperienze passate, ha imparato a non fidarsi delle promesse. Quando era presidente, Napolitano gli lasciò intravvedere la grazia, Renzi gli paventò l’opportunità di una modifica alla legge Severino. Seguirono delusioni. Mattarella è uomo di tutt’altra pasta. Uno che dosa le parole, che non sbrodola promesse. Però – è il ragionamento – tenerselo amico male non fa. Ché non si può mai sapere.

La linea ufficiale, però, è quella di negare ogni abboccamento. «Sia chiaro una volta per tutte. Nessun inciucio con chi ha perso il referendum. Nuova legge elettorale e poi al voto!», taglia corto Paolo Romani. E Giovanni Toti conferma: «Diciamo no al governo di responsabilità. Condivido la proposta della Meloni di un tavolo del centrodestra per riscrivere insieme l’Italicum e poi andare al voto».

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