mercoledì 18 gennaio, 2017
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L’EUROZONA È DAVVERO A RISCHIO ADESSO: LA BCE TEME L’INCERTEZZA POLITICA

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L’EUROZONA È DAVVERO A RISCHIO ADESSO: LA BCE TEME L’INCERTEZZA POLITICA

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Ora l’area Euro è davvero a rischio. Colpa di quattro fattori “sistemici” che incombono nei prossimi due anni, in primis “l’incertezza politica”. E’ questo il grido d’allarme per la stabilità finanziaria contenuto nel rapporto semestrale presentato dal vicepresidente della Bce Vitor Constancio.

INCERTEZZA POLITICA – Il primo fattore di rischio è rappresentato dalla possibilità di correzioni dei prezzi su scala globale che potrebbero innescare un effetto “contagio”. Un quadro che ha come possibili inneschi “l’incertezza politica nelle economie avanzate” ma anche le persistenti “fragilità nelle economie emergenti”.

SPIRALE NEGATIVA – Il secondo rischio identificato dalla Bce è costituito dalla possibile spirale negativa che si potrebbe alimentare con l’effetto combinato di bassa crescita economica e bassa redditività delle banche, trovandosi queste ultime “in alcuni Paesi” nella necessità di smaltire elevati livelli di crediti deteriorati (non performing loans).

IL DEBITO E LE RIFORME – Il terzo rischio è rappresentato dal possibile “riaccendersi delle preoccupazioni sulla sostenibilità dei debiti pubblici e privati in un contesto di bassa crescita, se l’incertezza politica – avverte la Bce – dovesse portare a uno stallo delle riforme e livello nazionale e europeo”.

GLI INVESTIMENTI – Infine, l’ultima criticità messa in rilievo dall’analisi è la possibilità che si producano “tensioni sul finanziamento degli investimenti, amplificando i rischi legati alle liquidità e le possibili ricadute per l’intero settore finanziario”.

I rischi per la stabilità finanziaria per l’area dell’euro derivano soprattutto dai possibili cambiamenti delle politiche economiche degli Stati Uniti, ad oggi molto incerte.

LE ELEZIONI CHE SPAVENTANO – A preoccupare sono soprattutto le prossime elezioni. Si parte, ovviamente, con il referendum costituzionale del 4 dicembre che dirà molto sulla futura posizione dell’Italia nell’eurozona e sul percorso delle riforme intraprese dal governo Renzi.

Lo stesso giorno in Austria si voterà per ripetere il ballottaggio del maggio scorso annullato per irregolarità tra il verde Alexander van der Bellen e l’esponente dell’estrema destra nazionalista Norbert Hofer.

Il distacco tra i due candidati è molto ridotto e, comunque vada, il “filoeuropeismo” austriaco sarà rimesso in gioco (in caso di vittoria di van der Bellen) o travolto “alla Trump” (in caso di vittoria di Hofer).

IL VOTO IN OLANDA – Sarà poi la volta dell’Olanda, dove il 15 marzo si voterà per il rinnovo dei 150 membri della Camera dei Rappresentanti. Il Dutch Freedom Party (Partito della Libertà) guidato dal leader populista xenofobo, Geert Wilders, è in testa ai sondaggi.

LE ELEZIONI FRANCESI – Ma le date cerchiate in rosso sui calendari di Bruxelles e Francoforte sono quelle del 23 aprile e del 7 maggio quando il partito socialista ora al governo della Francia con Hollande e Valls sarà chiamato ad affrontare l’ascesa della della destra repubblicana di Juppé e il rischio tsnunami che sarebbe innescato da un boom del Front National di Marine Le Pen.

E A SETTEMBRE TOCCA ALLA GERMANIA – Ad inizio autunno (la data deve essere stabilita, verosimilmente il 17 o il 24 settembre) sarà quindi il momento della Germania, chiamata a rinnovare il Bundestag.

Al congresso della Cdu (5-7 dicembre) si deciderà se sarà Angela Merkel, la cui popolarità è calata in seguito alla crisi dei migranti, a ripresentarsi per un quarto mandato consecutivo. Di certo, per ora, c’è solo il (possibile) avversario della cancelliera.

Nelle stesse ore in cui la Bce suonava l’allarme per le future elezioni, fonte di preoccupazione per la stabilità dell’area Euro, l’Europarlamento ha ricevuto la notizia dell’addio di un pezzo ‘da novanta’: il presidente Martin Shulz ha infatti annunciato la sua decisione di non ricandidarsi per la terza volta alla guida dell’Assemblea di Strasburgo.

Sarà, invece, capolista del suo partito, la Spd, nel Land del Nordreno Vestafalia, alle elezioni politiche tedesche del prossimo anno. Una mossa che mette in allarme Angela Merkel, che ora ha un vero avversario. Il mio impegno a favore del progetto europeo non diminuisce, e d’ora in poi mi batterò per questo progetto a livello nazionale.

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